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domenica 14 novembre 2010

Un miliardo all'Università? Ricordiamoci che lo hanno tolto alla scuola primaria!

Nessuna università italiana fra le prime 200 al mondo. Invece la scuola primaria italiana si colloca (o si collocava?) fra le migliori al mondo.
Sia gli occupanti delle scuole superiori sia i ricercatori universitari in sciopero dovrebbero ammetterlo: i soldi che arriveranno all'Università sono stati tolti anche alla scuola primaria.
Sono più di otto i miliardi tolti alla scuola dalla riforma Gelmini e almeno un quarto riguarda la scuola primaria. Mai tagli così duri sono passati nel silenzio e nell'indifferenza: i docenti e i genitori del
la scuola primaria stanno da due anni supplendo alle gravissime carenze di strutture e personale che la stanno fiaccando. E rimane ancora un livello di scuola considerato fra i migliori al mondo. Non ci sono cortei di protesta di alunni 6-11; la dattica si fa con classi sovraffollate; le gite si fanno con le automobili delle famiglie e con il volontariato delle maestre; il sapone ecc. si porta da casa; le fotocopie le pagano i genitori. E altro ancora, poco edificante da far sapere. Capiamo che questa indifferenza arrivi dal Ministero o dalla Stampa Meno Attenta ma non possiamo accettare che gli altri ordini di scuola - allievi e docenti delle superiori, universitari e ricercatori - dimentichino che i primi a subire i tagli e ad avviare la protesta sono stati le famiglie, i maestri e i bambini della scuola primaria. Capiamo che i Sindacati siano attenti al problema del momento; ma non è così che si risponde ad una strategia globale di destrutturazione della scuola pubblica. Capiamo, capiamo, capiamo ma non accettiamo questo stato di cose. La scuola primaria non può fare azioni violente o scioperi duri per difendersi; sono gli altri che devono ricordare che se sanno leggere, scrivere e rapportarsi con il mondo degli altri lo devono agli insegnamenti dei primi anni di scuola e alla professionalità delle maestre. Ricordate e difendete anche le vostre origini, cari universitari. La scuola primaria sta soffrendo e non riesce a farsi sentire; ha bisogno di solidarietà. Almeno un miliardo di volte.
E, infine, è un vecchio gioco, "a dirty trick", mettere scuola contro scuola per innescare una guerra tra poveri e distrarci dai temi veri che sono quelli di una scuola per il terzo millennio che nessuno oggi dibatte.

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